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Carlo Felice, la cura fa tornare il pubblico: abbonati in crescita del 42 per cento e piano per uscire dall’emergenza

In commissione Cultura e Bilancio il Teatro Carlo Felice ha presentato i risultati del primo anno della nuova gestione: più pubblico, sale messe a reddito, fundraising strutturato e interventi su macchina scenica ed energia. Resta il nodo dei conti, con il Comune pronto a superare i 6 milioni di sostegno nel 2025 e l’obiettivo di trovare un grande sponsor istituzionale

Il Teatro Carlo Felice prova a lasciarsi alle spalle la stagione dell’emergenza permanente e a costruire un percorso di risanamento fondato su pubblico, rigore gestionale, fundraising e maggiore apertura alla città. È il quadro emerso questa mattina nella Sala Rossa di Palazzo Tursi, durante la commissione consiliare congiunta Cultura e Bilancio dedicata allo stato di salute della Fondazione. Alla seduta hanno partecipato l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, il vicesindaco e assessore al Bilancio Alessandro Terrile, il sovrintendente Michele Galli, i vertici della governance del Teatro, rappresentanti di Regione Liguria e sigle sindacali.

Il documento discusso in commissione, intitolato “Un anno all’opera – Relazione economico-gestionale 23 aprile 2025 / 29 aprile 2026”, fotografa il primo anno del nuovo corso e indica le linee di lavoro per il prossimo triennio. Il dato più immediato riguarda il ritorno del pubblico: gli abbonamenti sono passati da 1.371 a 1.952, con un aumento del 42 per cento. Anche l’affollamento medio della sala, secondo quanto riferito in commissione, è salito al 70 per cento, superando una delle principali criticità segnalate dal Ministero, cioè il basso tasso di riempimento che rischiava di incidere sulla contribuzione pubblica nazionale.

La nuova direzione ha lavorato anche sul cartellone, rimodulando alcune scelte per tenere insieme sostenibilità economica e capacità di attrarre spettatori. Tra gli interventi indicati ci sono la sostituzione di “Der ferne Klang” con “Don Giovanni”, portato a sei recite, e l’inserimento di titoli di forte richiamo come “Tosca”. La risposta del pubblico ha premiato in particolare il Concerto di Capodanno e i “Carmina Burana”, entrambi arrivati al tutto esaurito. Per il Natale 2025 la produzione di “Coppélia” si è trasformata nel “Boléro” di Ravel, mentre per l’estate 2026 è prevista una riorganizzazione dei concerti in decentramento, con tappe in diverse località liguri, da Imperia a Sarzana fino a Laigueglia, e collaborazioni internazionali legate anche a Portofino.

Il risanamento, però, non riguarda soltanto il palcoscenico. Sul piano amministrativo la Fondazione ha avviato una riorganizzazione interna che prevede un nuovo organigramma, il piano triennale del fabbisogno del personale e l’adeguamento del modello organizzativo previsto dalla normativa sulla responsabilità degli enti. Entro luglio 2026 dovrebbe essere completato il trasferimento dei materiali scenici nei nuovi magazzini di San Giorgio di Casale Monferrato. Dopo quattro anni di stop è inoltre ripartita la manutenzione della macchina scenica e, grazie al Fondo strategico regionale, la sala sarà dotata a luglio 2026 di illuminazione a diodi a emissione luminosa per ridurre i consumi energetici.

Un capitolo rilevante riguarda la valorizzazione degli spazi e la capacità di attrarre risorse private. Attraverso i fondi interprofessionali sono stati recuperati 64mila euro per la formazione interna, mentre la messa a reddito delle sale ha prodotto 431mila euro nel 2025 e conta già su 700mila euro contrattualizzati per il 2026. Per la prima volta, inoltre, il Teatro si è dotato di una struttura professionale dedicata alla raccolta fondi. Il progetto “I custodi del faro” ha già raccolto adesioni di partner come Iren, Banca Passadore ed Eni, con un obiettivo fissato a 1,65 milioni di euro entro la fine del 2026. Anche la comunicazione digitale registra numeri significativi: nell’ultimo semestre oltre 12 milioni di visualizzazioni su Facebook e 3,4 milioni su Instagram.

Il sostegno pubblico resta comunque decisivo. In aula Alessandro Terrile ha spiegato che il Comune di Genova conferma un appoggio sostanziale alla Fondazione e stima che l’apporto complessivo per il 2025 supererà i 6 milioni di euro, andando oltre il contributo ordinario di 4,5 milioni. Nel rendiconto approvato ieri è stato previsto anche un accantonamento di circa 900mila euro per chiudere una vertenza legata alle manutenzioni straordinarie dell’immobile. Il vicesindaco ha però ricordato che il Carlo Felice opera in un contesto complicato, segnato dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime e dalla riduzione del Fondo unico dello spettacolo.

Secondo Alessandro Terrile, Genova sconta anche un paradosso nei criteri di riparto del Fondo unico dello spettacolo, perché il Carlo Felice dispone di una sala da 2mila posti e i meccanismi premiali legati al tutto esaurito finiscono per favorire teatri con capienze più ridotte, dove raggiungere il pieno è numericamente più semplice. «Nonostante queste difficoltà e stipendi medi che purtroppo restano tra i più bassi del settore, la governance del Teatro sta compiendo un lavoro straordinario di razionalizzazione e ordine contabile», ha detto Terrile, aggiungendo che la cultura non può reggersi solo sui biglietti e che serve un equilibrio più solido tra entrate proprie e contributi pubblici.

La soluzione strutturale indicata dal Comune è il coinvolgimento di un nuovo sponsor istituzionale di alto profilo, sul modello di quanto avvenne con Erg all’epoca della riapertura. L’idea è trovare un partner disposto a un impegno pluriennale e significativo, con ingresso nel Consiglio di indirizzo e capacità di garantire al Teatro una programmazione più stabile, oggi resa fragile dall’incertezza dei fondi correnti. Terrile ha ribadito che il Comune non farà mancare il proprio sostegno, ma ha anche chiesto a tutti gli enti culturali cittadini il massimo rispetto delle previsioni di spesa.

L’assessore alla Cultura Giacomo Montanari ha insistito sulla necessità di uscire dalla logica emergenziale. «Al nostro insediamento abbiamo trovato una situazione critica: il Ministero segnalava un tasso di affollamento della sala estremamente basso, che metteva a rischio la contribuzione pubblica nazionale. In un anno, grazie al lavoro instancabile del sovrintendente Michele Galli, abbiamo portato l’affollamento medio al 70 per cento, superando le criticità sollevate da Roma», ha dichiarato Montanari. L’assessore ha poi ricordato che, al momento dell’insediamento, erano stati trovati impegni verbali per oltre un milione di euro legati ai balletti del 2025 senza adeguata copertura finanziaria deliberata a pochi giorni dall’evento. Il Comune, ha spiegato, è intervenuto per garantire i pagamenti ad artisti e maestranze.

Per l’assessore alla Cultura, il bilancio previsionale 2026 rappresenta una sfida per eliminare il debito strutturale e dare stabilità ai lavoratori. Il tema del lavoro interno è uno dei punti più sensibili, perché gli stipendi medi restano bassi rispetto al settore e le organizzazioni sindacali hanno richiamato la necessità di tutelare le professionalità del Teatro. L’assessore ha collegato il risanamento economico anche alla costruzione del pubblico di domani, citando il dato dell’Istituto nazionale di statistica secondo cui metà degli italiani non entra mai in un luogo di cultura nell’arco di un anno. Per questo il Carlo Felice sta investendo su scuole, Municipi e semplificazione dei linguaggi, con l’obiettivo di rendere l’opera meno distante e meno percepita come privilegio per pochi.

Sul tema del risanamento è intervenuto anche Filippo Bruzzone, esponente della lista civica a sostegno della sindaca Silvia Salis, che ha definito il nuovo corso una fase finalmente orientata alla sostenibilità dopo anni di difficoltà economiche. Per Bruzzone, il piano che punta su maggiore coinvolgimento delle realtà economiche cittadine e ampliamento del pubblico, in particolare dei giovani, va nella direzione corretta. Allo stesso tempo, ha sottolineato che non può essere ignorato il richiamo dei lavoratori, da anni alle prese con condizioni economiche ferme. «La tutela delle professionalità interne deve restare una priorità assoluta», ha affermato.

Filippo Bruzzone ha poi affrontato il nodo dei balletti di Nervi. Secondo i dati del bilancio previsionale 2026, l’evento avrebbe ricavi stimati per circa 240mila euro a fronte di costi superiori a 1,2 milioni, con una perdita prevista vicina al milione di euro. «È evidente che iniziative di questo tipo, se non adeguatamente sostenute, rischiano di aggravare ulteriormente i conti della Fondazione», ha dichiarato. Da qui la proposta, avanzata in aula, di un ordine del giorno unitario per garantire comunque una proposta culturale estiva a Nervi, ma sostenibile e compatibile con le condizioni economiche del Teatro. La proposta, ha aggiunto Bruzzone, non ha trovato il sostegno dell’opposizione.


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